2008/02/27

Bear Mountain (I)

Ultima revisione: 2007/05/12
BEAR MOUNTAIN

A nessuno piace andare dal medico! Non sorprendeva che, alla soglia dello studio di uno specialista, a un individuo tremolassero le mani, e inspirasse ed espirasse profondi e ampî respiri.
Invece doveva sorprendere! Questi era conscio di essere sano alla maniera dei pesci. Aveva svolto un check-up completo un mese prima, alla clinica privata San Gallo, e la visita fissata per le 16:30 era puramente pretestuosa. A essere sinceri al cento per cento, si erano manifestati a Ivan, solo due giorni innanzi, i redivivi sintomi d'una gastrite; fosse stato quello lo studio di un gastroenterologo, non l'avrebbe ripugnato un piccolo controllo. Ma la targhetta non concedeva dubbi: Cardiologo al Vostro servizio.
Quattro e mezza: «Avanti il prossimo», Ivan inspira, entra, espira. Ambiente scarno, dettagli minimal-chic, fotografie e certificati al muro, e tante penne sponsorizzate. C'era anche quella viola e gialla del Nexium®, un oggetto d'arte praticamente. Anche il dottore comunque era inserito gradevolmente nella stanza. Era un uomo grosso: ma di un'imponenza non fastidiosa.
Ivan spacca la quiete: «Professor Mengele?»
«Chiamami Giuseppe, ragazzo», rideva come Babbo Natale o come molti anziani grassi e buoni. Controlla gli orari, «Ivan?»
«Dottor», pausa, «Giuseppe Mengele?», con il tono di un americano che si risveglia nella Britannia dell'ottavo secolo.
Il dottore ride ancora. «Non ti preoccupare: condivido due cose con il baffuto dottorone nazista, e sono i mustacchi e l'amore per il Brasile».
«E il nome», lo corregge.
«Allora sono tre», e un po' contrariato appunta qualcosa sull'agendina. Si trattava probabilmente di questa informazione.
«E la professione, fanno quattro».
Ivan, feticista dell'inopportunità. Ciascun secondo d'imbarazzato silenzio, l'assapora come gustasse ciliegie dolcissime. «Niente, che so, esperimenti su esseri umani, sterminio degli ebrei, eccetera?»
«Sono un uomo essenzialmente innocuo». Allora la placida figura del medico assume i contorni d'una belva leggendaria, gli occhi di bronzo, le unghie daghe eburnee, tensione estatica e tenebrosa, memoria di riti stregoneschi, strilla «T'amputo gli arti!» con la voce d'un Satanasso. Vola dal trono infernale, le nocche chiuse dell'ostile istinto guerriero all'altezza delle nari, sangue! zampilla, sangue! Terra impregnati, o madre immensa e severa!
«Ragazzo, davvero non hai sense of humour», piagnucola col palmo colmo del suo sangue. «Aiutami a ricomporre la frattura».
«Io non glielo tocco il naso, è sporco di sangue». Orgasmico.
Le imprecazioni del dr. Mengele soffocano nel liquido cremisi, che sgorga ancora a fiotti, e si spengono nella toilette. Per una frazione d'ora Ivan s'impegna a tamburellare ritmi Bossa Nova con le falangi e a fissare un curioso dagherrotipo.
Spunta un naso impacchettato nelle garze. «Vedo che hai notato quella vecchia foto», ma notato suonava più come dotato.
«Per essere precisi è un dagherrotipo», che artista!, «Ma chi è l'uomo accanto a lei?»
Mengele alzò all'immagine due occhi melancolici, si tamponò le narici, cominciò «Quello, ragazzo», pausa, «è un grand'uomo». La tensione ascende secondo tempistiche sapientemente calibrate, «Quello», la suspense all'apice, «è Don Diego de la Vega», climax!, «il fuorilegge conosciuto come Zorro».
Ivan sbigottisce, «Zorro non esiste! È come», fa per dire Babbo Natale, ma teme che il medico gli sveli essere quella la sua identità segreta, «come l'Olandese Volante, Guglielmo Tell, Omero!»
«Ignorante», viene schernito, «L'inautenticità di Guglielmo Tell è tutta da dimostrare».
Cucù, cucù, cucù, il tempo che ognor picchia alla tomba. «Ti restano dieci minuti, Ivan, e ancora non mi hai detto che cos'hai»; e davvero il paziente successivo calpestava il marciapiede dietro l'angolo.
«Da dove salta fuori il cucù?», roteava il collo in tutte le direzioni, pavido e curioso.
Il dottore estrasse da un cumulo una penna a sfera. «La penna-orologio Aggrenox®», fa scattare un bottoncino, «me l'hanno mandata settimana scorsa dalla Boehringer Ingelheim». La rispedì nell'angolo, «I sintomi?».
La voce di Ivan si spezza lievemente, le gote arrossano. «Dottor Mengele, ho le palpitazioni al cuore», se l'era proprio escogitata bene!, «Ecco, proprio qui».
«Cor pulmonale, forse. Dovremo rimuovere l'organo nella sua totalità».
Divertente, ma Ivan doveva proseguire l'esposizione. «Cor innamorato, piuttosto»; quale lirismo appassionato!
«Prego?», e stritola in pugno una biro Sensipar®.
L'altro con impeto conclude, «Chiedo sua figlia in sposa». Era il modo corretto di finire? Un accenno a proseguire, «Certamente», poi esita, il tutto è rovinato.
«Se è uno scherzo, io», l'avrebbe allontanato sgarbatamente dall'ufficio.
«È tutto verissimo! Le giuro che la amo, e» viene impedito.
«Allora è a posto. Se anzi per la stagione natalizia che s'approssima non hai impegni, m'aggraderebbe ospitarti nella mia baita sul Monte Orso, così da approfondire il nostro legame». Pacato e monotono, come il suo omonimo di Günzburg avrebbe potuto, prescrivendo iniezioni di veleni in pelli virginee.
Così, un matrimonio s'aveva da fare, che giubilo. «Non so come ringraziarla, dottor Mengele».
«Chiamandomi Giuseppe e accettando il mio invito».
«E dimmi, Giuseppe, posso portare i miei quattro nipoti?». D'un tratto il dottore fu sepolto da una cupola di ghiaccio.
«Quanti anni hanno?», nervosismo. Dodici, nove, sette e quattro, il responso; così era. «Quello di quattro anni lascialo a me».
«Sta bene», Ivan impassibile. S'accommiata, gli ultimi istanti del loro incontro fatti cristallo, granuli di silice sigillati in una boccia, annegati in un profumo incolore. L'orologio sinistramente ticchetta, zero uno due cinquantanove, zero uno due cinquantanove. Cinque e mezza: «Avanti il prossimo». Un paziente morituro, Mengele gli mente.
Termine dell'orario di lavoro.
«Barnardo, ti prego, prendi questi soldi. Vai dal sarto, commissionagli vesti invernali. E recati nel vicolo dei pittori, acquista vernice color del marmo. Questo Natale dovrò salire sul Monte Orso».

Fine del primo episodio

1 commento:

Francesco F. ha detto...

òpò! il debutto internazionale del Monte Orso :P

che poi la prima volta che me l'hai fatto leggere, non avevo la minima idea della connessione col monte orso di Barks...